mercoledì , 26 settembre 2018
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Mladic
Mladic in una foto d'archivio del 1993 © Wikimedia Commons

Il carnefice di Srebrenica ,Ratko Mladić, condannato all’ergastolo

Ratko Mladić, ex generale delle forze serbo-bosniache, è stato condannato all’ergastolo in primo grado dal Tribunale penale per l’ex Jugoslavia. Mladić è stato accusato di diversi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, per aver fatto uccidere nel 1995 più di 8000 musulmani bosniaci a Srebrenica e per il ruolo attivo avvenuto durante il lunghissimo assedio di Sarajevo.

Il Tribunale penale per l’ex Jugoslavia ha condannato a vent’anni di carcere anche il generale delle truppe croato-bosniache Slobodan Praljak. Ritenuto colpevole per non aver impedito l’uccisione di cittadini di origine bosgnacca e per le distruzioni avvenute a Mostar, Praljak si è suicidato di fronte alla giuria che lo giudicava. Rifiutando infatti le conclusioni dei giudici, ha ingerito una quantità di veleno tale da portarlo alla morte alcune ore dopo in un ospedale dell’Aia.

Il Tribunale dell’Aia contro Mladić

La condanna di Mladić all’ergastolo, non inaspettata, dev’essere il punto di partenza per un futuro di pace nei Balcani. La narrazione comune nella regione, tuttavia, si basa su una logica di un tribunale fortemente politicizzato, con simpatie anti-serbe. La mancata condanna di numerosi criminali di guerra bosniaci, croati e kosovari ha rafforzato l’idea serba dell’accanimento contro il proprio popolo, reo di essere a capo di tutti i mali della penisola. Se è pur vero che crimini di guerra e contro l’umanità sono stati commessi da tutti gli schieramenti, non si può dimenticare chi davvero deve pagare: la sentenza Mladić va in questa direzione, condannando chi ha spezzato decine di migliaia di vittime.

Assoluzioni e condanne contestate

La politicizzazione, eventuale, del Tribunale non deve distrarre dalle giuste condanne che sono state comminate. Tuttavia, sono stati assolti criminali come i generali bosgnacchi Naser Orić e Sefer Halilović, rei di aver trucidato civili serbi e croati, o il famigerato generale croato Ante Gotovina, ideatore ed esecutore dell’operazione Oluja (Tempesta), volta a riconquistare la krajina croata allora sotto il controllo delle forze serbe. Seppur le forze di difesa serbe non opposero una strenua resistenza, durante tutta l’operazione morirono più di duemila civili e circa duecentomila furono costretti ad abbandonare le loro case e spostarsi verso altri territori controllati dai serbi.

Per quanto riguarda invece la Serbia, quasi tutta la sua élite militare e politica è stata processata davanti al Tribunale. Recentemente sono infatti passati in giudizio Radovan Karadžić, padre padrone della Republika Srpska in tempo di guerra, e il politico serbo Vojislav Šešelj. Il primo è stato condannato a quarant’anni di carcere per diversi capi d’accusa, tra cui genocidio – insieme allo stesso Mladić –, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Il secondo, invece, leader del Partito Radicale serbo e uno dei membri di spicco della politica jugoslava, è stato assolto da ogni accusa. Šešelj era infatti ritenuto responsabile di aver aizzato i soldati jugoslavi a commettere atrocità e genocidi e, soprattutto, di essere l’organizzatore di alcune forze paramilitari che, durante il conflitto, si macchiarono di numerosi crimini contro l’umanità.

Se il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia si sta occupando del passato recente e sta finalmente comminando le giuste condanne, che ancora non sono terminate, il compito di voltare pagina resta alle giovani generazioni dei Balcani. Il vice primo Ministro serbo Zorana Mihajlović ha commentato la sentenza affermando che “è tempo che i nazionalisti serbi, croati e bosniaci, che hanno inflitto il male ad altre persone durante la sanguinosa guerra, se ne vadano nel passato e che le nuove generazioni cerchino di costruire un nuovo tipo di cooperazione tra i Paesi della regione”. Non sarà facile, ma è doveroso.

 

L' Autore - Edoardo Corradi

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e attualmente studente al corso magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione a Genova, mi occupo da anni di Balcani, Europa centrale e orientale. Ho vissuto un anno a Wrocław, Polonia, e ho collaborato con numerose rivistetra le quali East Journal. Ho all'attivo anche pubblicazioni su riviste scientifiche tra cui la Balkan Social Science Review e Political Studies Review.

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