mercoledì , 20 giugno 2018
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Photo © Gail, 2009, www.flickr.com

Bosnia: verso la rimozione delle barriere con la Serbia

La Bosnia-Erzegovina e la Serbia hanno siglato un protocollo volto a favorire gli scambi commerciali tra i due Paesi tramite la rimozione delle barriere doganali. I due governi hanno sottolineato l’importanza di questo passo avanti verso la completa normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, che tra il 1992 e il 1995 si affrontarono in uno dei conflitti più cruenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’accordo non ha dunque solo valore commerciale, ma anche un profondo significato storico e politico.

Verso la creazione di un mercato integrato

La rimozione delle barriere doganali servirà per dare un maggiore slancio al commercio di alcuni prodotti quali il latte, la farina, la carne, lo zucchero, la frutta e la birra. L’obiettivo dei due esecutivi è quello di poter eliminare altri dazi doganali entro il 2018. Infatti, l’interscambio commerciale tra i due Paesi è sensibilmente cresciuto nell’ultimo anno e tale accordo è funzionale a un progressivo aumento nel prossimo futuro.

Belgrado e Sarajevo non vogliono limitare gli sforzi diplomatici a questioni di carattere puramente commerciale. Da entrambe le parti vi è infatti la volontà di sviluppare progetti infrastrutturali comuni. Uno dei più importanti, è quello di costruire un’autostrada che colleghi Belgrado e Sarajevo. Il progetto sarà fondamentale non solo per migliorare i collegamenti tra i due Paesi ma anche per l’intera regione, facilitando la mobilità dei cittadini e il trasporto merci su gomma.

La questione kosovara

Nonostante la buona volontà della presidenza collegiale bosniaca e di Belgrado nell’instaurare rapporti di buon vicinato, tra i due paesi vi sono ancora dei nodi da sciogliere. Una su tutte, che esula dal conflitto combattuto fino al 1995, è la scottante questione del Kosovo. Il tema sembra essere prioritario in Serbia solo in campagna elettorale, come dimostrato dalla firma dell’accordo sulla normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština/Prishtinë.

Nondimeno, la questione kosovara è stata di recente oggetto di scontro tra la Serbia e il rappresentante bosgnacco della Presidenza tripartita Bakir Izetbegović. Quest’ultimo ha infatti auspicato il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte bosniaca, affermando l’indipendenza della politica estera del Paese, pur nel rispetto degli interessi degli Stati regionali. Quanto dichiarato da Izetbegović resta una dichiarazione di intenti. Infatti, una tale proposta riceverebbe la forte opposizione della Republika Srpska, l’entità serba nata durante il conflitto in Bosnia Erzegovina ed entrata a far dell’impianto statale federale bosniaco con gli accordi di Dayton.

Il peso del passato nei rapporti tra i due Paesi

Inoltre, le relazioni tra Belgrado e Sarajevo, pur definite dal Presidente serbo Aleksander Vučić come “non cattive”, continuano a soffrire degli strascichi del conflitto conclusosi ormai più di due decenni fa. In occasione delle commemorazioni per il ventennale del genocidio di Srebrenica, la partecipazione dello stesso Vučić, è stata accolta come una provocazione. L’allora primo ministro, ha infatti militato nel Partito Radicale Serbo e fino a pochi anni fa dedicava senza remore strade al generale serbo-bosniaco Ratko Mladić, recentemente di recente giudicato colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia.

In tale contesto, il protocollo commerciale firmato tra Serbia e Bosnia non rappresenta solo un miglioramento nelle relazioni economiche tra i due Paesi. A ormai più di vent’anni dalla guerra, quando guardare al passato potrebbe essere deleterio per il futuro dell’intera regione, l’accordo può essere considerato come un importante passo avanti di valore storico e politico per lo sviluppo di relazioni pacifiche nell’area balcanica.

L' Autore - Edoardo Corradi

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e attualmente studente al corso magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione a Genova, mi occupo da anni di Balcani, Europa centrale e orientale. Ho vissuto un anno a Wrocław, Polonia, e ho collaborato con numerose rivistetra le quali East Journal. Ho all'attivo anche pubblicazioni su riviste scientifiche tra cui la Balkan Social Science Review e Political Studies Review.

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