lunedì , 15 ottobre 2018
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All'ultimo vertice Ue per i Balcani (marzo 2018), in seconda fila ai due estremi i presidenti Thaçi (Kosovo a sinistra) e Vućic (Serbia, a destra) © European Union , 2018 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Etienne Ansotte

Kosovo, il possibile effetto domino di una ridefinizione dei confini

Nelle ultime settimane ha destato scalpore il progetto di uno scambio di territori per risolvere la questione Kosovo. Il progetto si muove su uno scivoloso crinale in cui le alternative sono rappresentate da una pacificazione dell’area (che porterebbe ad una piena integrazione europea) o dal gettare l’intera regione balcanica in un nuovo conflitto.

La risoluzione della questione kossovara è un elemento fondamentale per il percorso di integrazione europea della Serbia. In questo contesto si inserisce l’annuncio durante il Forum europeo di Alpbach (tra i partecipanti il presidente serbo Aleksandar Vučić e l’omologo kosovaro Hashim Thaçidi) di un progetto per uno scambio di territori tra Serbia e Kosovo.

Lo scambio di territori

“Un accordo che dovrà essere “storico” e “definitivo”, in grado di terminare le dispute tra Kosovo e Serbia una volta per tutte,” ha affermato Bekim Çollaku, capo di stato maggiore del Presidente del Kosovo. “Entrambi soggetti, oltre la comunità internazionale, si stanno impegnando a fondo, anche pensando fuori dagli schemi, muovendosi con cautela ma in modo creativo, per trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti. Gli obiettivi del Kosovo sono chiari: nessuna divisione lungo le linee etniche, ma un pacifico riaggiustamento dei confini volto al riconoscimento reciproco.”

Secondo le posizioni più critiche si rischierebbe però di aprire un vaso di Pandora nella regione balcanica, specialmente in quelle aree con forti divisioni etniche come la Bosnia-Erzegovina e la Macedonia. Anche nei paesi confinanti, come in Albania, è iniziato un acceso dibattito pubblico in merito alle conseguenze che un progetto di questo tipo potrebbe comportare.

Secondo le prime indiscrezioni le aree a nord di Mitrovica passerebbero sotto il controllo serbo, mentre la regione della valle di Preševo (al centro delle insurrezioni Albanesi tra il 1999 – 2001), andrebbe sotto la sovranità kossovara. Il timore è che nonostante le dichiarazioni di facciata vi sia un concreto rischio di una ridefinizione dei territori su base etnica.

La questione Kosovo nella marcia di Belgrado verso l’Ue

Per la Repubblica di Serbia risolvere la questione kossovara è un passaggio fondamentale nel percorso d’integrazione europea. La risoluzione della disputa con il Kosovo è stata al centro dei negoziati con l’Unione europea e Bruxelles non è intenzionata ad accettare passi indietro.

Il desiderio di integrazione all’interno dello spazio europeo sembrerebbe aver spinto Belgrado ad ammorbidire le proprie velleità sul Kosovo focalizzandosi maggiormente sulla prospettiva di stabilità e sviluppo che l’eventuale ingresso all’interno dello spazio europeo comporterebbe. L’Unione europea ha allo stesso tempo un forte interesse nel perseguire la sua continuità territoriale e bilanciare la presenza cinese rafforzatasi attraverso la “Nuova Via della Seta”.

Alla prova dei fatti il progetto sembra di difficile realizzazione.  Il 7 settembre il premier serbo Vučić ha rifiutato di incontrare l’omologo kossovaroThaçi in un incontro organizzato dall’Unione europea a Bruxelles. Inoltre, durante una visita in Kosovo ha elogiato Slobodan Milošević, il leader serbo che ha oppresso gli albanesi della provincia e ne ha sterminati decine di migliaia durante la guerra del 1998-99.

Uno scambio di territori tra Belgrado e Pristina potrebbe causare un effetto domino che coinvolgerebbe l’intera area balcanica. Non mancano i timori che un Kosovo a forte maggioranza albanese possa vedere di buon occhio un’eventuale unificazione con l’Albania favorendo la rinascita del movimento irredentista “Grande Albania”. Ciò potrebbe riattizzare quelle passioni mai sopite per una “Grande Serbia”, che rivendica la parte serba della Bosnia. Il rischio è evidente se si pensa che queste stesse passioni furono sfruttate da Milošević per iniziare una guerra.

Il peso di Cina e Russia

Questo puzzle già di per sé complesso ha un’altra variabile da tenere in seria considerazione: la volontà di Russia e Cina in sede ONU. Pare ad oggi difficile una rinuncia al veto in una eventuale votazione per l’adesione del Kosovo per due paesi che hanno un forte interesse nel non riconoscere formalmente il nuovo stato. Pechino considera l’integrità territoriale come uno dei suoi core interest ed è tradizionalmente contraria ai movimenti separatisti. Un eventuale riconoscimento del Kossovo rinvigorirebbe le velleità secessioniste Tibetane e Uigure nei confronti del governo cinese. Dal punto di vista russo, storicamente vicino al governo serbo, si vorrebbe evitare di rafforzare la presenza della NATO all’interno dell’area.

Bisogna infine considerare come una ridefinizione dei confini ed il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte serba rappresenterebbe una sfida politica per quegli Stati europei che ancora non riconoscono la sovranità kosovara (Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna) e che devono affrontare importanti sfide interne con movimenti indipendentisti e autonomisti. Dal Kosovo passa dunque una sfida per la stabilità non solo dei Balcani ma anche dell’Europa. Il piccolo paese balcanico appare oggi come il centro di un’importante partita geopolitica.

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L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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