mercoledì , 26 settembre 2018
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Polonia
Il leader polacco Jarosław Kaczyński © Kancelaria Premiera - www.flickr.com, 2017

E’ scontro fra l’UE e la Polonia sulla riforma della giustizia

Il clima politico fra Unione Europea e Polonia è sempre più teso. Il 3 luglio è entrato in vigore uno dei provvedimenti più contestati della controversa riforma del sistema giudiziario promossa dal governo ultraconservatore polacco. In particolare, diventa effettiva la riforma della Corte Suprema Polacca. Con la nuova legge, i giudici costretti al prepensionamento saranno almeno il 40% del totale e secondo i maggiori critici il loro posto sarà preso da nuovi giudici vicini al partito di governo Diritto e Giustizia (PiS).

Lo scontro fra Polonia ed UE

Lo scontro sulla riforma giudiziaria, ultimo provvedimento di una serie di leggi di stampo ultraconservatore, anima da tempo la scena politica polacca con pesanti ripercussioni nei rapporti fra Bruxelles e Varsavia. Il timore più diffuso riguarda la possibilità che la riforma conceda una forte capacità di condizionamento dell’esecutivo sul potere giudiziario, inficiandone l’autonomia e indipendenza. Ciò metterebbe in discussione lo stato di diritto, principio base di ogni liberal-democrazia e presupposto fondamentale per l’adesione alla casa comune europea.

Già nel dicembre scorso la Commissione Europea ha deciso di avviare il procedimento disciplinare previsto dall’articolo 7 del Trattato UE per salvaguardare lo stato di diritto in Polonia. Tale procedimento, che può essere avviato solo in casi di evidente violazione dei principi europei, può condurre fino alla sospensione di alcuni diritti spettanti allo Stato membro, compreso il diritto di voto all’interno delle istituzioni europee. Tale decisione richiederebbe tuttavia l’unanimità dei restanti membri. L’Ungheria di Viktor Orban ha già promesso di bloccare tale iter con il proprio veto, consolidando l’asse di Visegrad. Le modifiche promesse alla riforma dal premier Mateusz Morawiecki si sono rivelate puramente estetiche e utili a guadagnare solo tempo.

Il Presidente della Commissione Jean-Claude Junker ha incaricato il vice Presidente Frans Timmermans di portare avanti le trattative, evitando la rottura diplomatica, ma per ora i negoziati sembrano trascinarsi senza nessuna soluzione all’orizzonte. Numerosi sono gli appelli affinché la Commissione reagisca concretamente alle provocazioni di Varsavia. Uno strumento di pressione potrà essere la riduzione degli stanziamenti previsti dal budget comunitario per il territorio polacco.

Una complicata partita politica

Lo scontro con Bruxelles è, secondo alcuni analisti, una diretta conseguenza dei movimenti all’interno della politica polacca e del partito di governo. Il vero deus ex machina della politica polacca, Jaroslaw Kaczynski, fratello gemello dell’ex Presidente scomparso in un incidente aereo, è da almeno un mese scomparso dalla scena politica. Emergono numerosi dubbi sul suo reale stato di salute e pare che sia iniziata all’interno del partito da lui stesso fondato una lotta per la successione.

Molti osservatori ritengono che le elezioni locali in ottobre e le future elezioni europee siano una tappa fondamentale per capire gli obiettivi della politica polacca, dopo aver testato gli umori della popolazione. Secondo fonti parlamentari, il partito di governo ultraconservatore sarebbe interessato a unirsi al PPE, lasciando il gruppo dei conservatori euroscettici, che, dopo Brexit, perderà gran parte dei propri membri e influenza parlamentare.

Ai popolari europei potrebbe far comodo rinfoltire il proprio gruppo parlamentare. D’altronde, accolgono già nelle loro fila i deputati di Orban. È stata notata anche la posizione defilata di Angela Merkel sul tema, forse preoccupata di non ravvivare le antiche rivalità fra tedeschi e polacchi. Il premier olandese Mark Rutte si è espresso apertamente contro Varsavia.

La posta in palio è elevata per tutte le parti coinvolte. L’Unione Europea si trova ad affrontare una sfida inedita. Lo scontro con la Polonia rimanda direttamente all’identità del progetto europeo, nato anche per diffondere e difendere i principi liberaldemocratici in Europa dopo il secondo conflitto mondiale. Dalla vicenda polacca emergerà o meno la capacità delle istituzioni europee di saper affrontare i pericoli nazionalisti che stanno emergendo in tutta Europa. Fallire in quest’obiettivo vorrà dire ridimensionare l’intero progetto europeo a una mera sommatoria d’interessi economici e finanziari.

La minaccia da affrontare questa volta non giunge dall’esterno, ma investe direttamente la qualità della democrazia del sesto Paese europeo per popolazione. L’Europa e i suoi leader, seppure in ordine sparso, dovranno chiarire se il modello d’integrazione da percorrere è quello tracciato dai padri fondatori o quello inaugurato da Orban e Kaczynski.

L' Autore - Federico Vetrugno

Classe 1991, pugliese. Ho conseguito la laurea magistrale con lode in Studi geopolitici ed internazionali presso l’Università del Salento. Sono da sempre un appassionato di storia, di geografia e di politica. Fra i temi che più mi interessano: le relazioni internazionali, la geopolitica e ovviamente l’Europa in tutte le sue possibili declinazioni, è per questi motivi che sono felice di poter contribuire a Europae.

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