lunedì , 17 dicembre 2018
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Nell'immagine, Mrs. Željka Cvijanović accoglie il Commissario Georgieva © European Commission DG ECHO, 2014, www.flickr.com

Republika Srpska: è iniziato, forse, il dopo Dodik

Republika Srpska: il 18 dicembre, dopo 16 ore di dibattito, con appena 44 voti a favore, è stata approvata la fiducia al nuovo governo, a due mesi dalle elezioni del 12 ottobre. Le redini sono state affidate alla premier uscente Željka Cvijanović, fedelissima di Milorad Dodik.  Nel nuovo esecutivo di coalizione, l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD), partito di maggioranza, ha otto ministri, il Partito socialista (SP) quattro e l’Alleanza democratica del popolo tre. Di un ministro dispone il partito della minoranza croata, a cui è stato affidato il Ministero per i rifugiati. “L’obiettivo principale della futura azione di governo”- ha riferito ai media locali la premier – “sarà la costruzione di un sistema economico stabile, che favorisca la crescita e la creazione di posti di lavoro”.

I partiti di opposizione hanno subito fatto sentire la loro voce. “Le parole del premier sono pura retorica”, ha dichiarato Branislav Borenovi, del Partito del Progresso Democratico (PDP). Critiche più dure sono state espresse da Boris Jerini del Partito Democratico Serbo (SDS), che affermato che il nuovo governo è “composto da criminali”. Critiche aspre ma non del tutto prive di fondamento secondo parte dell’opinione pubblica, dal momento che dietro la nuova architettura di governo c’è ancora l’ombra di Milorad Dodik. È dello scorso novembre la notizia relativa alla compravendita di parlamentari cui Dodik avrebbe fatto ricorso per ritagliarsi la maggioranza nell’Assemblea, ottenuta con appena 42 voti. Malgrado Mladen Ivanić lo scorso 12 ottobre gli abbia soffiato la posizione di membro serbo della Presidenza della Bosnia Erzegovina, il partito di Dodik mantiene infatti il controllo della presidenza dell’Assembla e dell’esecutivo dell’entità.

Un gioco sporco quello posto in essere dall’SNDS: nei media locali è circolata la voce, per i più fondata, che l’SNSD abbia corrotto parlamentari dell’opposizione provocando così uno storno a proprio favore. Un sito internet di Sarajevo aveva pubblicato un’intercettazione in cui l’attuale premier che sosteneva di aver “comprato” due parlamentari. Intercettazione subito bollata come falsa dall’SNSD e sulla quale si attendono delle indagini. Sul punto è intervenuto anche Dodik stesso che ha detto: “Questa vicenda, del tutto inventata, dimostra qualcosa: Željka Cvijanović non ha scheletri nell’armadio. Lei è una garanzia per la carica di Primo ministro”.

Nel caos generale generato da partiti e colazioni, per capire chi avesse i numeri per governare la Republika Srpska è risultato necessario attendere la prima sessione dell’Assemblea, il 24 novembre. In quell’occasione, infatti, Dodik ha ottenuto che alla posizione di presidente venisse eletto Nedeljko Čubrilović, dell’Alleanza democratica popolare (DNS), partito alleato di SNSD. Si è trattato però di una vittoria risicata, ottenuta, al lordo di eventuali compravendite, con soli 42 voti. Nell’incertezza generale era scontato che, per capire chi avesse i numeri per governare, bisognasse attendere la prima sessione dell’Assemblea. Solo dopo il voto per eleggere il proprio rappresentante alla presidenza poteva infatti risultare chiaro, una volta per tutte, quale coalizione disponesse della maggioranza parlamentare.

E già nella tarda serata di lunedì 24 novembre Milorad Dodik, dopo il “successo” ottenuto all’Assemblea, aveva annunciato la candidatura della Cvijanović alla carica di primo ministro. Anche se a quel punto era ormai semplice intuire che proprio lei avrebbe rivestito quella carica. Srdjan Puhalo, politologo di Banja Luka, ha affermato che la situazione non era e non è delle più limpide. Di positivo c’è, a suo avviso, solo che lo strapotere di Dodik è finito una volta per tutte, nonostante il suo partito attualmente conservi la maggioranza nell’Assemblea ed il suo braccio destro sia Primo Ministro. La sua maggioranza infatti è in entrambi i casi poco stabile.

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L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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