mercoledì , 21 novembre 2018
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Egitto
Il Presidente Al Sisi in visita in Italia sfila con Matteo Renzi © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2014

Italia – Egitto, le ragioni economiche prima di tutto

Una storia sconosciuta o quasi è quella dell’emigrazione italiana in Egitto: circa diecimila “connazionali” (in realtà l’Italia doveva ancora nascere) che nei primi decenni dell’Ottocento – spinti dalle riforme coraggiose di Mohammed Ali – trovarono un nuovo Eldorado lungo il Nilo. Migliaia di operai specializzati, ingegneri, uomini d’arte, che esportarono le migliori qualità dell’ingegno italiano nel Paese più popoloso del variegato mondo arabo.

Da allora, le relazioni italo-egiziane non sono mai naufragate: complice anche la prudenza italiana in alcune fasi nodali della storia egiziana (ad esempio la crisi di Suez nel 1956), oltre alla benevolenza che una figura come Enrico Mattei ispirava nel mondo arabo e pan-arabo, l’Italia è sempre stato vista come un bastione d’amicizia in un’Europa spesso ostile e preda di rigurgiti neo-coloniali. Stretta penisola protesa verso il Mediterraneo, non macchiata da troppe vergogne coloniali (ovviamente non dimenticando le tragiche avventure coloniali in Libia e in Etiopia), l’Italia ha naturalmente una proiezione e un’attitudine positiva verso il mondo arabo – seppur gli ultimi anni, scossi dalla minaccia del terrorismo fondamentalista islamico, abbiano messo in moto un diffuso rigetto verso l’Islam.

Italia – Egitto: non solo Eni

Dopo la tragica conclusione della primavera libica, che ha portato a una devastante guerra civile tutt’ora in corso, l’Egitto è divenuto di fatto – fatta eccezione l’Algeria, con cui l’Italia intrattiene rapporti più che amichevoli – il principale partner italiano nel Nord Africa, area che ha assunto negli ultimi anni una valenza geopolitica fondamentale. L’Eni la fa da padrone: il gigante italiano dell’energia nel 2012 ha avviato un piano da 3 miliardi di euro che ha come obiettivo primario la scoperta di nuovi giacimenti sia nel Mediterraneo che nel deserto – inizialmente il progetto prevedeva anche esplorazioni nella turbolenta regione del Sinai, ora infiammata da scontri militari tra l’esercito e le tribù locali che hanno giurato fedeltà al Califfato.

Altri nomi importanti presenti nel Paese sono Intesa Sanpaolo, Pirelli, Italcementi, Ansaldo e ancora Tecnimont, Danieli, Techint, Cementir. Per quanto riguarda la relazione commerciale fra i due Paesi, si parla di un interscambio totale di poco inferiore ai 5 miliardi di euro nel 2013. L’Italia è la destinazione principale delle esportazioni egiziane (8,6% del totale nel 2012) ed è il quarto Paese per le importazioni in Egitto.

Nel 2013 il Cairo ha importato dall’Italia merci per poco meno di 3 miliardi di euro, ossia circa il 5% del totale delle importazioni egiziane. La maggior parte dell’export egiziano verso l’Italia è rappresentato dai prodotti energetici e dalla manifattura. Le esportazioni di prodotti agricoli, dopo l’accordo stipulato tra il Cairo e Roma, sono raddoppiate tra il 2011 e il 2013. I macchinari industriali costituiscono la voce più importante delle esportazioni italiane, ma molto significativi sono anche i settori della chimica, dell’arredamento e della metallurgia.

Il ruolo di Al Sisi: una garanzia per il business

L’arrivo al potere del generale Al Sisi è stata una manna da un punto di vista imprenditoriale: dopo l’instabilità endemica del periodo 2011-2013, l’arrivo al potere dei militari è apparso come un ritorno all’ordine e alla stabilità. Naturalmente, come dimostra il tragico caso di Giulio Regeni, il dottorando ucciso in circostanze molto sospette a Il Cairo, tale ordine è stato ottenuto attraverso una ben meditata operazione di polizia politica di massa.

Le prime reazioni del governo italiano, contraddistinte da fermezza verbale, ma piuttosto “moderate” dal punto di vista pratico,  fanno ritenere che ancora una volta le ragioni del business siano più forti delle preoccupazioni internazionali per lo stato della libertà d’espressione nel Paese. Del resto, bisogna anche ricordare che l’Egitto è un prezioso alleato nella lotta contro l’Isis e che Al Sisi è un grande sponsor del “governo di Tobruk” in Libia, dove la stessa Tobruk e Tripoli dovrebbero permettere l’insediamento del governo Sarraj, su cui l’Italia e in generale l’UE hanno puntato tantissimo.

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L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. Mi pare, tuttavia, che la missione economica italiana in corso quando si seppe della morte di Regeni, fu immediatamente interrotta e la delegazione fece ritorno in Italia abbandonando le trattative. Sbaglio? Di questo pochi parlano, a quanto pare.

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